| |
notizie e testi tratte dal sito ufficiale del Comune
di Riccione http://www.comune.riccione.rn.it
- I
primi abitanti di Riccione
- Quando
Riccione si chiamava Arcioni
- Gli
Agolanti
- I
Ceccarini, coniugi benefattori
- La
protesta autonomista
- Le
vacanze riccionesi della famiglia Mussolini
- Dalla
vacanza d'elite alle vacanze di massa
I primi abitanti di Riccione
Duecentomila
anni fa il territorio riccionese era un ambiente arido
e freddo, popolato da grossi erbivori, fra i quali "forse
anche i mammut".
Tracce
dei primi insediamenti di villaggi di agricoltori del
Neolitico antico sono state scoperte in aree oggi comprese
nel comune di Misano, confinante con Riccione, dove sono
stati rinvenuti resti di agglomerati della fine del II
millennio a.C. (età del rame).
Lungo
la via Flaminia, che già nel periodo del Bronzo antico
era utilizzata per gli spostamenti a breve e lungo raggio,
abitavano gruppi di uomini e donne che culturalmente erano
già collegabili all'area adriatica.
L'importanza
di questa arteria è confermata anche dalla scoperta di
un grande insediamento urbano di 4mila metri quadrati,
costruito da abitazioni di forma rettangolare, con canali
di scolo e buche di scarico che testimoniano una forma
evoluta di aggregazione sociale ed economica.
Ma
è a partire dall'età del ferro che si sviluppa la civiltà
villanoviana, il cui centro è Verucchio, nella quale la
struttura sociale è caratterizzata dal sorgere della proprietà
privata, che determina la divisione in classi. Anche la
decadenza di Verucchio favorirà l'arrivo delle popolazioni
celtiche, successivamente emarginate dai Romani. Siamo
nel 295 a.C. : comincia un rinnovamento completo. Da questo
momento dopo la fondazione della colonia latina di Ariminum
(l'attuale Rimini), molte famiglie romane si insediano
in quest'area. Lungo la via Flaminia, che diverrà l'arteria
principale, sono state rinvenute le tracce di un centro
a lungo abitato che ha confermato l'importanza della via
come polo di attrazione e insediamento di attività produttive.
Altri
profondi mutamenti del territorio saranno provocati a
partire dal III secolo dalle incursioni barbariche. La
crisi del mondo romano coincise anche con un periodo climatico
particolarmente freddo che determinò mutamenti nell'ambiente,
con la progressiva diminuzione alle soglie del Medioevo
degli insediamenti produttivi e abitativi.
Quando Riccione si chiamava Arcioni
Il
nome di Riccione nella sua forma arcaica compare nel Codice
Bavaro, il manoscritto papiraceo emanato dalla Camera
arcivescovile ravennate che raccoglie annotazioni di possedimenti
e donazioni della Chiesa di Ravenna nella Pentapoli, il
territorio di cui in epoca bizantina faceva parte il territorio
riccionese. Nel codice si fa riferimento ad Arcioni. Sulle
origini del nome molte sono le ipotesi. Fra le più suggestive
quella che la riconduce alla parola Arkeion, portata in
Italia dai Bizantini e riferita ad una pianta, la leppa,
che cresceva spontanea sulle spiagge di Riccione ed era
usata come medicina per curare la raucedine, la tosse,
l'ulcera e l'artrite.
Gli Agolanti
Gli
Agolanti furono i signori di Riccione. Per alcuni storici
l'arrivo della nobile famiglia fiorentina in esilio deve
essere fatto risalire al 1260. Alle spalle di Riccione,
sulle colline, del castello che fu la loro dimora restano
solo dei ruderi. Ma nel periodo di massimo splendore degli
Agolanti vi soggiornarono personaggi di rango e teste
coronate come la regina Cristina di Svezia che vi che
fu ospitata nel 1657 durante un suo viaggio verso Roma.
Molti membri della famiglia ebbero cariche importanti
nell'amministrazione riminese e strinsero legami con casate
influenti, fra le quali quella dei Malatesti, i signori
di Rimini. Ma per gli Agolanti, che possedevano palazzi
anche a Rimini, il castello fu soprattutto luogo di villeggiatura
e residenza dalla quale controllare i possedimenti e l'attività
agricola. Passato successivamente dagli inizi del 1700
ad altre famiglie, fu danneggiato dal terremoto del 1786.
In parte abbattuto e adibito a casa colonica fu ceduto
nel 1982 al Comune di Riccione dagli ultimi proprietari,
la famiglia Verni, di San Giovanni in Marignano.
I Ceccarini, coniugi benefattori
Nella
seconda metà dell'800 Riccione era una comunità agricola
molto povera. La pesca era un'attività complementare,
alla quale era dedita soprattutto la popolazione costiera.
Il
turismo e l'attività balneare non erano nemmeno agli albori.
Fu in questo contesto di povertà e arretratezza che agirono
i coniugi Ceccarini, Giovanni e Maria Boorman Wheeler.
Sensibili alle necessità della comunità riccionese progettarono
numerose iniziative assistenziali e sanitarie. Cominciarono
insieme. Alla morte di Giovanni, medico, fu la vedova
Maria, americana, a proseguire sulla strada imboccata
insieme al marito, prima sostenendo la Società Operaia
di Mutuo Soccorso di Riccione, poi promuovendo la distribuzione
giornaliera di pasti alle famiglie indigenti. Nel 1891
inaugurò il primo asilo infantile, che accoglieva i bimbi
riccionesi. La retta era commisurata alle condizioni economiche
delle famiglie e l'impostazione pedagogica era all'avanguardia,
basata su criteri di sviluppo della personalità del bambino
e non su principi di semplice assistenza. Un anno dopo
Maria Boorman posò la prima pietra dell'ospedale "Ceccarini",
nel quale venivano curati gratuitamente i malati poveri.
Un'iniziativa di grande rilevanza, all'epoca, se considera
che l'unico ospedale della zona era a Rimini e che accoglieva
solo i malati della città. Sempre a lei si deve la realizzazione
del porto riccionese, per il quale anticipò parte del
capitale necessario, costruendo successivamente a sue
spese la strada di accesso.
Alla
sua morte dispose che l'ospedale venisse eretto Ente morale
e lasciò in eredità un patrimonio fondiario per garantire
alla struttura sanitaria l'autosufficienza.
La protesta autonomista
Agli
inizi del secolo Riccione era ancora poco più di una borgata,
nella quale però pulsava già la forte vocazione al turismo
balneare che l'avrebbe fatta diventare uno dei centri
turistici più conosciuti in Italia e in Europa.
Il
centro urbano si sviluppava soprattutto lungo la zona
costiera, con servizi e locali pubblici funzionali all'espansione
della nuova economia turistica. Una crescita basata sull'iniziativa
privata che gradualmente aveva alimentato una spinta autonomistica.
Il comune di Rimini era accusato di disinteressarsi delle
sorti di Riccione e mentre cresceva la protesta aumentavano
le rivendicazioni della classe imprenditoriale emergente
che ravvisava nell'autonomia comunale le condizioni per
lo sviluppo economico e sociale del paese. Il 24 agosto
del 1922 un comitato cittadino proclamò l'autonomia, alla
quale la giunta riminese socialista, non senza scontri
interni al partito, si dichiarò alla fine favorevole.
Fu il Commissario prefettizio, nominato dopo la caduta
della giunta costretta alle dimissioni dall'incalzante
violenza delle squadre fasciste, a nominare la commissione
incaricata di definire la separazione territoriale e patrimoniale
del comune. Il 4 novembre del 1923 si insediò il primo
sindaco di Riccione: Silvio Lombardini.
Le vacanze riccionesi della famiglia Mussolini
Il primo albergo di Riccione fu inaugurato da Sebastiano Amati nel
1901. La "perla dell'Adriatico" era allora ancora
una borgata che aspirava all'autonomia comunale. Una borgata
povera che però iniziava a perdere gradatamente la sua
fisionomia, orientandosi verso il mare e ponendo le fondamenta
di una nuova struttura urbana ed economica basata sul
turismo. Fu il Duce, Benito Mussolini, eleggendola scenario
dei suoi bagni propagandistici, a fare di Riccione un'icona
della vacanza elitaria. Come residenza estiva aveva scelto
la bella villa di Giulia Galli Barnabei, comprata da Rachele
Mussolini nel 1934 e ristrutturata sei anni dopo, quando
fu allargata per ospitare anche un campo da tennis privato
e un piccolo posto di guardia. I filmati dell'Istituto
Luce ritraggono Mussolini in costume da bagno, sulla spiaggia,
prima di una vigorosa nuotata o accanto ad un idrovolante,
esaltandone il suo lato populistico. Con lui Riccione
e la sua spiaggia divennero famigliari a milioni di italiani
e scenario di importanti avvenimenti politici: qui, nell'agosto
del 1933, Mussolini incontrò il cancelliere austriaco
Dolfuss che l'anno successivo fu assassinato proprio mentre
la sua famiglia trascorreva le vacanze a Riccione.
Dalla vacanza d'elite alle vacanze di massa
Nel Ventennio fascista, sull'onda della propaganda di regime che
immortalava le vacanze della famiglia Mussolini, le ville
che le famiglie nobili romagnole avevano iniziato a costruire
a pochi passi dal mare, affacciate su viali alberati,
disegnavano già la nuova struttura urbanistica di Riccione:
quella di una "città giardino". Le fotografie dell'epoca
ci consegnano l'immagine di un'area che in pochi anni
ha subito una trasformazione radicale. E' l' immagine
di una località balneare immersa nel verde che sta oscurando
la fama di località turistiche rinomate. Nel 1931 registra
la presenza di 34.685 vacanzieri. I mosconi a remi, le
cabine colorate degli stabilimenti balneari, le tende
parasole fanno già parte dell'immaginario collettivo.
Nel 1933 gli alberghi sono saliti a 84 (fra cui alcuni
simboli del turismo riccionese, come l'Hotel Savioli e
l'Hotel des Bains) e i posti letto 3801.
Dopo la seconda guerra mondiale, Riccione si afferma definitivamente
come una località balneare mondana, passerella estiva
di starlette e divi del cinema e della canzone. E' una
Saint Tropez dell'Adriatico, palcoscenico di una dolce
vita in salsa romagnola per la gioia di paparazzi che
inseguono giorno e notte Gina Lollobrigida, Fred Bongusto,
Walter Chiari, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Vittorio
De Sica e Alberto Sordi, Rita Pavone e Mina. Un clima
nondan-salottiero che a partire dalla fine degli anni
'60 conviverà con i grandi esodi del turismo di massa.
|